Con la missione Artemis II l’umanità è tornata a protendersi verso i limiti inesplorati dello spazio per posare le basi di nuove scoperte e nuove conquiste, un’impresa che necessità della massima precisione e, come sempre è stato, degno strumenti di precisione sviluppati per misurare il tempo…
Quando gli astronauti di Artemis II sono decollati alla volta della Luna, dopo oltre cinquant’anni dall’ultima missione del programma Apollo, avevano stretti al polso dei segnatempo che sono stati immediatamente notati dagli appassionati. li hanno fatti diventare virali ancora prima dell’esaltante conto alla rovescia sulla rampa 39B del Kennedy Space Center a Cape Canaveral. Gli astronauti hanno una lunga storia che li lega ai loro orologi, dal mitico Speedmaster al GMT-Master, impiegati come “strumenti di precisione fondamentali” per l’esplorazione spaziale, ed è per questo che Breitling e Omega possono essere decisamente soddisfatte di essere state selezionate e confermate come Maison all’altezza della nuova missione, a motive, peraltro, dei ben noti trascorsi. Come sappiamo, la missione Artemis II ha lanciato nello spazio il razzo Space Launch System Block 1, che trasportava la navicella Orion, con a bordo quattro astronauti – il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch della NASA, e lo specialista di missione Jeremy Hansen della Canadian Space Agency – il primo giorno di aprile del 2026, dando inizio a un nuovo capitolo dell’esplorazione lunare alle 22:35:12, ora locale della Florida. Da quell’istante il tempo della missione, durata 9 giorni, 1 ora e 46 minuti, è stato scandito dagli Omega Speedmaster X-33 di seconda generazione, assegnati esclusivamente all’Agenzia Spaziale degli Stati Uniti e dai Breitling Navitimer B02 Chronograph 41 soprannominati “Cosmonaute”, che sono stati stretti ai polsi degli astronauti e fissati alle tute spaziali con il celebre cinturino in velcro nero e stoffa verde militare in dotazione alla NASA.

Particolare dell’Omega Speedmaster X-33 stretto alla tutta spaziale con il cinturino NASA

Omega Speedmaster X-33 per il mercato civile
L’obiettivo della missione Artemis II era testare componenti cruciali per i futuri viaggi nello spazio profondo, mentre la finalità ultimà era, non solo, il ritorno dell’uomo sulla Luna, ma la conquista di Marte, il pianeta rosso. Non è un caso, infatti, se una delle versioni dell’Omega X-33, precisamente quella realizzata con l’assistenza dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), sia stata denominata Marstimer in onore delle future grandi imprese spaziali che avrebbe intrapreso l’umanità. In questo, ci ha aiutato il sito specializzato Fratello Watches, con il suo “contatto” presso la NASA: “Tutti e quattro gli astronauti sono infatti equipaggiati con il collaudato Omega Speedmaster X-33 di seconda generazione”, ossia la referenza 3291.50.00, un modello sviluppato specificamente per l’impiego in ambito aerospaziale e assegnato all’agenzia spaziale statunitense. La storia dello Speedmaster X-33, un segnatempo con sfere e indici che agiscono su un display digitale con funzionalità cronometro, basato su cassa e cinturino in titanio, sviluppato e sottoposto a test nello spazio nel 1996, ha debuttato sul mercato due anni dopo e ha visto il lancio della seconda generazione nel 2001. La produzione commerciale dell’Omega X-33 è terminata nel 2006, per quanto riguarda il “mercato civile”, ma continua ad equipaggiare gli astronauti delle agenzie spaziali occidentali.
Lo Speedmaster X-33 rappresenta l’evoluzione moderna dello storico rapporto tra Omega e la NASA. Un sodalizio iniziato ufficiosamente con il programma Mercury, quando nel 1962 l’astronauta Wally Schirra portò nello spazio uno Speedmaster acquistato privatamente per la sua missione sulla navicella Sigma 7, proseguendo fino alla denominazione di Moonwatch ottenuta durante la missione Apollo 11, quando Buzz Aldrin mise piede sul pianeta grigio con il suo Omega Speedmaster cal. 321 ref. 105.012-65. Strano a dirsi, ma il comandante Neil Armstrong non indossava il suo, lasciato a bordo del modulo lunare (LEM) come segnatempo di riserva.

Il Breitling Navitimer B02 Chronograph 41 commercializzato dalla Maison
Il sodalizio con lo Speedmaster Professional a carica manuale è perdurato anche nella missione Artemis II, dato che il pilota Victor Glover ha portato con sé uno Speedmaster Moonwatch con calibro 3861; la specialista Christina Koch ha utilizzato uno Speedmaster appartenuto a suo padre; Jeremy Hansen, uno Speedmaster Dark Side of the Moon e Reid Wiseman uno Speedmaster che non è stato identificato con precisione.
Meno nota, ma egualmente importante, è la storia che lega Breitling a una delle pagine più significative della storia spaziale, con protagonista l’astronauta Scott Carpenter, membro del programma Mercury-Atlas, che chiese alla Maison, nel 1962, di realizzare un orologio dotato di quadrante a 24 ore per distinguere chiaramente il giorno dalla notte durante le sue orbite attorno alla Terra. Da quella richiesta nacque il Navitimer Cosmonaute (il Navitimer era stato lanciato dieci anni prima), che detiene il primato di primo orologio da polso svizzero ad aver raggiunto lo spazio: era il 24 maggio del 1962 (a bordo della capsula Aurora 7).
Una reclame d’epoca del Breitilng Navitimer Cosmonaute
Il Breitling Navitimer B02 Cronografo 41 Cosmonaute Artemis II deriva dal suo celebre antenato, anche se, stando a un’attenta osservazione, sembrerebbe che l’esemplare osservato al polso degli astronauti di Artemis II presenti alcune “differenze” rispetto alla versione proposta al pubblico. Nello specifico, la ghiera e i contatori sono più scuri e questo ha spinto gli appassionati a pensare che Breitling – che ha realizzato il suddetto modello in edizione limitata a 450 esemplari – abbia prodotto una versione esclusiva per l’equipaggio. Le informazioni di base del Breitling Navitimer B02 Cronografo 41 Cosmonaute Artemis II, certificato COSC, indicano un diametro della cassa in acciaio di 41 mm, con quadrante blu metallizzato, indici e sfere dotati di Super-LumiNova; monta un calibro di manifattura Breitling B02 a carica manual, con riserva di carica di circa 66 ore e frequenza di 28.800 alternanze/ora. Mentre, per quanto riguarda l’Omega X-33, se ci basiamo sulla referenza più simile a quella osservata al polso degli astronauti, abbiamo un orologio con cassa in titanio dal diametro pari a 42,25 mm, quadrante nero e vetro zaffiro bombato antigraffio e antiriflesso, display LCD, batteria che garantisce una durata di 36 mesi, funzioni GMT, sveglia, cronografo, datario e multifunzione, abbinate a un calibro Omega 1666 come movimento al quarzo. L’orologio nasce con un bracciale in titanio, con chiusura déployante, anche se sono stati impiegati cinturini in pelle e velcro.
Se lo Speedmaster X-33 rappresenta l’evoluzione moderna dello storico rapporto tra Omega e la NASA, il Navitimer è il netto richiamo della prima avventura nello spazio di un orologio svizzero come “strumento operativo per gli astronauti”: uno strumento marcato Breitling. Ed è straordinario anche solo pensare come questi due strumenti di precisione stiano collegando idealmente l’epoca dei pionieri dello spazio che hanno conquistato la Luna e l’epoca dei pionieri dello spazio che, a Dio piacendo, conquisteranno Marte. Riportando ancora una volta l’umanità nello spazio profondo, oltre ogni limite conosciuto. Per aspera ad astra.
Un’ultima riflessione. È straordinario pensare che l’orologio del padre della specialista di missione Christina Koch, potrebbe aver tenuto il “tempo” quando l’uomo ha conquistato la Luna, quando sua figlia, divenuta grande, ha conquistato lo spazio, e quando i posteri, nelle missioni spaziali che verranno, conquisteranno il pianeta rosso. E chissà quanto tempo terrà ancora e quali straordinarie innovazioni e conquiste porterà, il tempo.

La specialista di missione Christina Koch della NASA al ritorno dalla missione Artemis II
Romano, appassionato di orologi fin dalla tenera età, vivo nel passato ma scrivo tutti giorni per Il Giornale e InsideOver, dove mi occupo di analisi militari e notizie dall’estero. Ho firmato anche sul Foglio, L’Intellettuale Dissidente e altre testate.



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